mercoledì, 25 febbraio 2009

PICCOLO POSSIDENTE
Blog Day13 (9)

Ho sbagliato secolo.

Lo so.

Non sarei dovuto nascere nel ’78, non avrei dovuto lottare per un posto nel mondo nel primo decennio del 2000. Non fa per me.
Io ho bisogno di respirare, ogni tanto.

Un piccolo possidente nelle campagne inglesi di fine Ottocento, a passeggiare su acri di prato verde, con tre bei cavalli nella stalla, e una città a portata di mano per qualche mondanità sfiziosa che neanche potrei permettermi.

Ecco, questo si che sarebbe stato perfetto.


E voi, se poteste scegliere, dove e quando sareste voluti nascere?


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mercoledì, 18 febbraio 2009

E NIENTE...800px-Villa_Borghese_-_laghetto_01206-8

Strano
               e bello
                             ritrovarti così,
                             leggerti negli occhi
                             in disarmo
                             ferite subite e inferte.

Strano
               e bello
                             ascoltarti così,
                             pronta a fiorire
                             di nuovo
                             dagli errori.

Strano
               e bello
                             passeggiare così,
                             nel tempo sospeso
                             scoprire che dieci anni
                             non ti hanno cambiato il cuore.

Strano
               e bello
                             sapere così,
                             che non hai capito
                             ancora
                             quanto sei speciale.

Strano
               e bello
                             imparare così,
                             che il tempo può lenire
                             ma non curare
                             completamente.

Strano
               e bello
                             salutarti così,
                             e dirti di lottare
                             ancora una volta
                             per la tua unicità.

postato da: babylon78 alle ore 18:41 | link | commenti (16)
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mercoledì, 11 febbraio 2009

REVOLUTIONARY ROAD
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“Tu sei la cosa più preziosa che possa esistere…tu sei un uomo.”
Basterebbe questa frase.
E le mille implicazione che contiene, sia nell’emozionante monologo di April Wheeler, sia al di là di tutto, per il significato più puro che può comportare.
Revolutionary Road.
La rivoluzione totale che scoppierebbe nella tua vita se imboccassi la strada dell’idealismo senza compromessi, del sogno.
O l’assenza totale di rivoluzione, il suo esatto opposto racchiuso nel nome di una strada in cui vivere tutta la vita, a cercare di essere ‘a posto’ giocando al sogno americano.
Due strade.
Nessuna giusta a priori.
Perché molto dipende dal rispetto delle individualità, che dovrebbe andare oltre le idealizzazioni per fare i conti con la realtà.
Il premio in palio è una vita felice, piena, un’esistenza slegata da binari prestabiliti, tutta intenta a seguire le inclinazioni dei singoli, ad aspettare i tempi della coppia.
Ma è possibile fare tutto questo, riuscire a rimanere freschi e coerenti al di là dei figli, delle apparenze, delle abitudini, delle piccole sicurezze in cui ci culliamo?
La risposta credo sia: impossibile.
O quasi.
E’ qui che inizia il gioco al massacro.

Due prove portentose quelle di Kate Winslet e Leonardo Di Caprio. E se per la prima il Golden Globe è stato meritatissimo, pensando al fatto che sia stata nominata all’oscar per ‘The Reader’, mi chiedo come diavolo abbia potuto fare meglio!
Per quanto riguarda Di Caprio, non capisco come mai venga sempre messo da parte, anche quando meriterebbe più attenzione.
Doveroso citare Michael Shannon, visto che il suo personaggio, instabile e inopportuno, ha la forza della verità profonda, quella che tutti gli altri sembrano evitare così accuratamente.
La regia di Sam Mendes non è mai stata tanto netta e funzionale, e tutti i reparti tecnici hanno lavorato così bene che alla fine è venuto fuori il suo film migliore.

Ci sono pellicole che ti spiazzano perché sembrano attingere direttamente dalle tue esperienze, e quando una storia ti appartiene, quando la senti tua, è allora che lascia un segno più profondo.
Proprio ciò che ha fatto Revolutionary Road con me.
Segni profondi ed echi di vecchie frasi, gesti, atteggiamenti, sguardi, attese.
Déjà Vu.

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mercoledì, 28 gennaio 2009

FRANCESCO
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Mi chiedo quale sia il comportamento più giusto…
Come essere la persona migliore che puoi modellare da te stesso?
Forse la risposta è davvero amare ogni cosa sulla quale si posa il nostro sguardo. Essere grati alla vita, sempre.
Al respiro, al vento, al cielo, al nemico, a sole e luna, agli animali, alle pietre.
Quando si è spogliati di tutto, si è se stessi allo stato puro, in maniera diretta, forse più semplice.
Uomini minori, tutti quanti.
Ma i sensi a cui chiedeva aiuto Francesco adesso sono appannati, fuori uso. Vorrei tanto riuscire ad affilarli, affidarmi a loro senza la paura che mi tradiscano…
Come sarebbe perfetto avere la forza di ‘pensare’ a chi ci disprezza, sperare che qualche meccanismo, spezzato dentro di lui, guarisca. Perché lui non ti intaccherà mai, potrà solo farsi del male.
Così scopri di non trovarti in pericolo, non quello serio almeno, quello totale.
Puoi continuare ad ESSERE, e se SEI non puoi barare.
Non ci riusciresti perché non ci sarebbe più niente da travisare.
E tutto sarebbe più semplice.
Tutto più nobile.
Più puro.
Vero.

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martedì, 20 gennaio 2009


SPOT
(YO YO YO SPOT!)


Visto che il blog è ripartito ad un buon ritmo, direi che è ora di fare un po' di auto - pubblicità!

In questi giorni, in edicola, trovate il numero 38 della serie Tre Fate Per Amiche: Una Notte Speciale.
Scrivo le sceneggiature del bimestrale (edito da Edizioni Teen) da un paio d'anni, quindi se avete sorelline, nipotine o conoscenti a cui piace il genere, perché non approfittarne per far loro un bel regalo?

NOTA: Il disegno qui sotto è la copertina del numero precedente, il 37.


TRE FATE PER AMICHE 37 COVER
E visto che, come diceva Carotone qualche anno fa, è un mondo difficile, felicità a momenti, e futuro incerto, perché non ricordarvi l'esistenza dei miei due pargoletti?

L'ultimo, Fuori Tempo, romanzo edito da La Riflessione - Davide Zedda Editore, potete ordinarlo cliccando qui.


FuoriTempoIgnagni_001
Il primo, Colori - racconti in la minore, una raccolta di racconti edita da Firenze Libri, potete ordinarlo cliccando qui.


8851707405
Grazie in anticipo a chiunque darà almeno un'occhiata alle pagine... e per chi vive a Frosinone e dintorni, potete trovare i miei libri anche da Nordovest - Il Paradiso Del Rock 'N Roll', in via Don Minzoni, a Frosinone.

postato da: babylon78 alle ore 17:18 | link | commenti (15)
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sabato, 10 gennaio 2009

COL. NATHAN R. JESSEP
alias JACK

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KAFFEE
: Colonnello Jessep, fu lei a ordinare il Codice Rosso?

GIUDICE
: Non è tenuto a rispondere alla domanda.

JESSEP
: Risponderò alla domanda. (Rivolto a Kaffee) Tu vuoi delle risposte?

KAFFEE
: Ritengo di averne il diritto.

JESSEP
(incalzando): Tu vuoi delle risposte?

KAFFEE
: lo voglio la verità!

JESSEP
: Tu non puoi reggere la verità! Figliolo, viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile… chi lo fa questo lavoro? Tu? O forse lei, tenente Weinberg? Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi piangete per Santiago e maledite i marines. Potete permettervi questo lusso. Vi permettete il lusso di non sapere quello che so io: che la morte di Santiago, nella sua tragicità, probabilmente ha salvato delle vite. E la mia stessa esistenza, sebbene grottesca e incomprensibile ai vostri occhi, salva delle vite. Voi non volete la verità perché nei vostri desideri più profondi, che in verità non si nominano, voi mi volete su quel muro! Io vi servo in cima a quel muro! Noi usiamo parole come onore, codice, fedeltà. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa. Per voi non sono altro che una barzelletta. Io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco. E poi contesta il modo in cui gliela fornisco! Preferirei che mi dicesse: la ringrazio… e se ne andasse per la sua strada. Altrimenti gli suggerirei di prendere un fucile e di mettersi di sentinella. In un modo o nell'altro io me ne sbatto altamente di quelli che lei ritiene siano i suoi diritti.

KAFFEE
: Ordinò lei il Codice Rosso?

JESSEP
: Ho fatto il lavoro che…

KAFFEE
(gridando): ORDINO' LEI IL CODICE ROSSO?!!!

JESSEP
(a voce ancor più alta): CERTO CHE L'HO ORDINATO, CHE CAZZO CREDI?!!


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sabato, 03 gennaio 2009

CHANGELING
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Changeling è un film lungo, forse un po’ troppo.
Ed ha un ritmo lento, fin dall’inizio.
Tratta un paio di argomenti già visti e sentiti, e neanche lo fa usando uno stile innovativo, un punto di vista diverso.
Se qualcuno vi dice questo, credetegli, perché è vero.
Però andate a vederlo lo stesso, se fate in tempo, o affittatelo quando uscirà in noleggio.
Perché il film è lungo il tempo che serve a seguire la parabola del personaggio, il finale è esattamente il punto giusto in cui doveva chiudere, il momento dopo il quale la storia non sarebbe più stata interessante.
Il ritmo è quello della vita reale, il montaggio di giorni dedicati a un figlio e a un lavoro, poi la lentezza inesorabile con la quale la tragedia resta a scandire gli anni.
Soprattutto poi, c’è il solito, immenso godimento nell’ammirare la magniloquenza con la quale
Clint Eastwood sa girare.
Una regia impeccabile, granitica, supportata da una fotografia oscura e poetica.
Infine c’è lei,
Angelina Jolie.
Non credo che Clint avrebbe potuto girare il film che aveva in testa, senza di lei.
Una prova così matura, intensa, tragicamente reale…mi ha sorpreso.
Quello che più mi ha impressionato è l’equilibrio che è riuscita a trasmettere al personaggio di
Christine Collins.
Le sfumature.
E la
fragilità soprattutto.
Una donna forte e decisa nella vita la Jolie, forte e decisa in tutti i suoi film, che si mette da parte per farsi crescere dentro il personaggio, salvo poi far uscire
il fuoco nella seconda parte, sprigionandolo attraverso la lotta di Christine.
E’ in odore di oscar, e giustamente aggiungerei.
Changeling ti entra dentro piano, e piano ti scuote le viscere, piano fa scendere le lacrime per immagini che non riesci a tollerare, che non lasciano spazio ad altro, se non alla crudezza di ciò che accade ogni giorno.


postato da: babylon78 alle ore 14:42 | link | commenti (18)
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lunedì, 15 dicembre 2008

IN A SAFE PLACE

Ci sono dei posti sicuri, luoghi in cui amiamo rifugiarci, in senso fisico o metaforico.
Qui sotto ne trovate dieci, e qualcuno mi dice non esistano sul serio…

Ma tanto non mi fregano, io li ho vissuti tutti, per ore…


DA ARNOLD (HAPPY DAYS)
Per selezionare Elvis o Jerry Lee Lewis o i Platters al juke-box, sapendo che quello è il singolo del momento. E ovviamente per andare in pellegrinaggio nell’ufficio di Arthur Fonzarelli… "Ehi!"

Arnold
DA BOE (I SIMPSON)
Per brindare con Lenny e Carl, lasciarsi andare al rutto libero con Barney e, soprattutto, prendersi la sbornia del secolo con una leggenda: Homer Simpson!

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IL CAFÉ NERVOSA (FRASIER)
Per disquisire di nevrosi, donne, psicanalisi e pura ‘arte di sopravvivere’ insieme a Frasier.

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IL CENTRAL PERK (FRIENDS)
Per ascoltare, almeno una volta nella vita, Mrs. Phoebe Buffet cantare live… "Gatto rognoso, bel gattone…tu puzzi come un caprone! Bel gattone, bel gattone, non è colpa tua…chi ti regalerà un po’ di sapone? Dovresti fare un bel doccione!"

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IL DOUBLE-R DINER (TWIN PEAKS)
Per sorseggiare insieme all’agente Cooper caffè nero e crostate farcite. Per farsi servire da Norma o Shelly. E se hai culo, magari incontri pure la Signora Del Ceppo!

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DA LUKE (UNA MAMMA PER AMICA)
Per bere il mitico caffè nero di Luke, il più buono d’America. Per far andare la logorrea insieme a Lorelai, Rory, Babette, Miss Patty e Kirk, commentando le ultime (assurde) novità della magica Stars Hollow. Con un’avvertenza: non usate il cellulare. Altrimenti rischiate che Luke in persona ve lo frulli dalla finestra!

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IL LEERY’S FRESH FISH (DAWSON’S CREEK)
Per una cena con la donna che ami, per poi portarla al Rialto a guardare un classico in bianco e nero, e alla fine concludere la serata sulle altalene vicine al molo. C’è niente di più romantico?
Per i singles, è possibile trovare Gretchen o Jen servire ai tavoli…che volete di più?

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IL PEACH PIT (BEVERLY HILLS 90210)
Per andarci solo, a metà pomeriggio quando non c’è nessuno, per confidare i tuoi problemi a Nat, che ovviamente ti darà il consiglio migliore che ci sia.

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IL PUB DI COUPLING
Per sorseggiare birra a fiumi e distruggere insieme a Patrick i meccanismi del mondo femminile. E per ascoltare di persona uno dei surreali deliri di Jeff, o uno degli epici monologhi di Steve.

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IL TALON (SMALLVILLE)
Per assaggiare lo ‘Smallville Best Cappuccino’, o discutere con Chloe il suo ultimo articolo di fronte a un frullato. Basta stare alla larga dai ragazzi sospetti…potrebbero essere mutanti cambiati dalla pioggia di meteoriti!

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venerdì, 05 dicembre 2008

LA SCIMMIA
ancora-un-postUNO DEI MOTIVI PER I QUALI BABYLON E' STATO FERMO PER UN PO'...

postato da: babylon78 alle ore 22:40 | link | commenti (20)
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lunedì, 01 dicembre 2008

ALLA VITA
Le Basier
Difficile riassumere tutta la forza, la passione, il virtuosismo, l’idealismo, il romanticismo, lo stoicismo, la testardaggine, e soprattutto lo spirito vitale che viene fuori dalle poesie di Nazim Hikmet.
Ancora più difficile è stato scegliere un estratto che potesse far capire di che stoffa era fatto, e che potesse restituire con onestà la portata del suo lavoro.
Turco di nascita, cittadino del mondo di fatto, esiliato dalla sua patria perché considerate pericolose le sue idee politiche, 12 anni di carcere scontati in Anatolia, altri mesi in prigioni sparse qua e là, solo a causa delle sue idee comuniste, sulle quali mai cercò un compromesso. Mai.
Affermare le proprie convinzioni fino in fondo, pagandone le conseguenze. Un motto che oggi suona quasi come una barzelletta.
Tradotto in oltre 40 lingue in tutto il mondo, non trovò mai un editore in patria (!), e visse da clandestino fra l’Europa e la Madre-Russia, lontano dall’amatissima moglie e dal figlio che, anno dopo anno, diventava uno sconosciuto.

Per mostrarvi la ricchezza d’animo di quest’uomo, la sua apertura, nonostante tutto, al genere umano, la grande speranza che ha continuato a covare fino agli ultimi minuti, voglio riportare la seconda parte della poesia che scrisse proprio al figlio Mehmet.


…Non ho paura di morire, figlio mio;
però malgrado tutto
a volte quando lavoro
trasalgo di colpo
oppure nella solitudine del dormiveglia
contare i giorni è difficile
non ci si può saziare del mondo
Mehmet
non ci si può saziare.

Non vivere su questa terra
come un inquilino
oppure in villeggiatura
nella natura
vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre
credi al grano al mare alla terra
ma soprattutto all’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne
dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia
che l’ombra e il chiaro
ti diano gioia
che le quattro stagioni
ti diano gioia
ma che soprattutto l’uomo
ti dia gioia.
La nostra terra, la Turchia
è un bel paese
tra gli altri paesi
e i suoi uomini
quelli di buona lega
sono lavoratori
pensosi e coraggiosi
e atrocemente miserabili
si è sofferto e si soffre ancora
ma la conclusione sarà splendida.

Tu, da noi, col tuo popolo
costruirai il futuro
lo vedrai coi tuoi occhi
lo toccherai con le tue mani.
Mehmet, forse morirò
lontano dalla mia lingua
lontano dalle mie canzoni
lontano dal mio sale e dal mio pane
con la nostalgia di tua madre e di te
del mio popolo dei miei compagni
ma non in esilio
non in terra straniera
morirò nel paese dei miei sogni
nella bianca città dei miei giorni più belli.

Mehmet, piccolo mio
ti affido
ai compagni turchi
me ne vado ma sono calmo
la vita che si disperde in me
si ritroverà in te
per lungo tempo
e nel mio popolo, per sempre.



Forse la mia ultima lettera a Mehmet, 1955
da ‘Poesie D’Amore’, di Nazim Hikmet
(Oscar Mondatori, Classici Moderni)

postato da: babylon78 alle ore 13:21 | link | commenti (13)
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