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sabato, 25 novembre 2006

PAESAGGIO


Il treno scivolava  in mezzo al paesaggio appena imbiancato, io socchiudevo gli occhi al riverbero del sole.
Si scioglierà presto…
Ma nel frattempo era uno spettacolo unico. C’era quella luce obliqua sullo strato di neve sottile, era un paesaggio provvisorio, prezioso. Io lo sapevo e cercavo di imprimerlo a fondo nella mente.
Non bastava però.
Immaginai di abbassare il finestrino, tuffarmi dal treno in corsa, cadere nei campi, rotolarmi nel bianco, correre e scivolare, rialzarmi, urlare, ricadere.
Niente di tutto questo.
Ci fu solo un rumore di ferraglia, e una galleria senza preavviso che annullò tutto.
Nero.
Il calore dei raggi mi rimase impresso ancora un po’ sulle guance, in un attimo svanì nell’ombra. Salì un freddo improvviso e avvolgente.
E restò il buio.
Nero.
La galleria continuava, le luci del vagone non si accendevano, forse erano rotte. Dagli altri passeggeri non una frase, un mormorio di disappunto, un sospiro più marcato.
Iniziò a mancarmi l’aria.
Devo uscire!
Non era troppo presto per il panico?
E’ tardi invece!
Nel vagone regnava il silenzio assoluto.
Dormono tutti…
…O sono tutti morti.
Fuori c’era la velocità fluida dei vagoni, dentro c’era il freddo rotto dai brividi. Si gelava.
Pensai di alzarmi nel buio e cercare a tastoni il giubbotto sul ripiano superiore.
Non servirà.
Che ne sai?
Nessuno ha freddo qui dentro…
Aveva ragione.
…solo tu.
Una vecchia storia.
Ma brucia ancora.
Che bastardo…
Chiusi gli occhi; provai a ricordare il paesaggio. Già alcuni particolari sfuggivano, i contorni sbiadivano, il quadro si allontanava, veniva inghiottito dallo sfondo nero. Mi concentrai, dovevo farlo restare con me, dovevo portarlo ancora in giro.
Poi tutto iniziò a venarsi di rosso cupo, un secondo dopo il rosso stava diventando chiaro. Lo sferragliare stava cambiando, si assottigliava.
Spalancai gli occhi e la luce esplose, insieme al rumore del treno che tagliava di nuovo l’aria aperta. Saltai in piedi nel sole accecante, che sembrava inondare tutto. In molti si erano girati a guardarmi. Tenni il loro sguardo.
Qualcuno sorrise, qualcuno si voltò subito.
Piano tornarono alle loro letture, alla loro musica, alle loro visuali.
Mi girai di lato: non c’era più neve.
E’ durata poco.
Troppo poco.
Roba vecchia.
Antidiluviana.
Per una volta eravamo d’accordo.
Guardando i prati verdi una scarica di contrazioni allo stomaco mi fecero piegare; conati di vomito erano già pronti a risalire veloci. Non potevo resistere e scappai in bagno, il più veloce possibile, al chiuso, dove non c’erano finestre.
Attesi qualche centinaia di anni lì dentro, con le mani puntate sul lavandino sporco, aspettando che i conati terminassero. Vomitai tre volte, solo vagiti strozzati e aria, forse perché quella mattina non avevo mangiato niente.
Non hai più fame.
Ho solo perso appetito…
Hai mollato!
Alzai il viso allo specchio macchiato. Mi riconobbi.
Nessun danno irreparabile, nessun danno irreparabile…
Non che la cosa sia entusiasmante…
Nessun danno però…
…non ancora, non ancora.
E per quel giorno si zittì.
Uscii dal bagno e tornai al mio posto, ad osservare il paesaggio, ad aspettare la mia fermata.
Ai due lati del treno sfrecciavano le cento di sfumature di verde, grigio e marrone della campagna ciociara.

Zidani%20Most


postato da: babylon78 alle ore 02:38 | link | commenti (14)
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Commenti
#1   25 Novembre 2006 - 12:04
 
Che viaggio........
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#2   26 Novembre 2006 - 01:56
 
Un lungo,intenso e melodico viaggio tra freddo e vagoni in corsa!Una vera e propria "esperienza".
Complimenti.

Jim Stark.
utente anonimo

#3   26 Novembre 2006 - 23:51
 
Eccezionale.
Come sempre questi racconti che danzano sul sottile filo che lega l'esplicito dal non dichiarato sono una "revolverata".
Il valore aggiunto, in questo caso, è dato dall'evocativa narrazione del paesaggio (il bianco della neve - mi ha ricordato anche il cult A 30 SECONDI DALLA FINE - diventa quasi tangibile) e della location: un luogo (anche della memoria) che appartiene a tutti noi.
L'apertura a 360° delle possibili ipotesi "razionali" del racconto sono assai vaste (quasi da "sondaggio"): io propendo per un qualcosa che sia una via di mezzo tra un gesto irreparabile compiuto in passato dal protagonista e una latente schizofrenia dello stesso.

Ad ogni modo, ancora una storia nella quale le sensazioni arrivano a contare quasi di più dell'intreccio stesso: uno dei tuoi migliori del 2006, subito dopo ODORE e MOKA.
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#4   27 Novembre 2006 - 00:28
 
"E per quel giorno si zittì.
Uscii dal bagno e tornai al mio posto, ad osservare il paesaggio, ad aspettare la mia fermata".

...E' il fantasma dello scrittore di cui parlavi... si zittì per quel giorno.
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#5   27 Novembre 2006 - 12:14
 
CRAZYMARY: Tutta colpa di Trenitalia!

JIM STARK: Grazie Jim! Sapevo che l'Uomo Del Freddo che è in te avrebbe gradito...; )

COUNTRY FEEDBACK: Thanx!
Questa accuratezza nei commenti, soprattutto quando si parla di racconti, non può che farmi felice, perché significa una lettura partecipe.
E poi, non poteva mancare un accenno di classificazione no?...; )

Sono un accanito sostenitore (in ogni forma d'arte) della carne al fuoco, del plot, della storia solida, ma ultimamente, sempre di più, mi ritrovo a preferire il gioco di cui parli, quello sospeso fra le suggestioni e il non detto (sarà l'influenza del cinema orientale?).
A volte funziona, altre no, e forse la differenza sta tutta nell'onestà di chi racconta.

Per quanto riguarda il racconto in questione non voglio dare il mio punto di vista perché sarebbe vincolante. Diciamo che oltre a un gesto compiuto in passato, potrebbe esserci anche qualcosa di 'non compiuto'....

CARTACEO: Che onore! Il Cartaceo in persona viene a commentarmi! E' la prima volta che un giornale si prende la briga di farlo, e ne sono lusingato! Cmq ci può stare, visto che il racconto l'ho postato proprio perché in questi giorni uscirà anche sul secondo numero de 'Il Cartaceo'. (ho sentito parlare di una copertina straordinaria x questo mese!)

"E' il fantasma dello scrittore di cui parlavi..."
Ebbene si, è proprio lui, nascosto fra le sembianze di una voce nella testa.
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#6   28 Novembre 2006 - 14:13
 
Da anni faccio il "quasi pendolare" su una delle linee peggiori del Paese; viaggi lunghi, interminabili, nelle condizioni e con gli umori più diversi.
Come non immedesimarsi un pò, come non sentirsi un pò su quel treno e riconoscere momenti e paesaggi familiari?
Eppure l'immagine che ho ricevuto dal racconto è stata piuttosto nitida (ne ho già fatto un rapido accenno a Babylon): ho visto una ragazza incinta, in viaggio verso casa, di ritorno nel suo picclo paese e in fuga dalla grande metropoli, dopo che il suo uomo l'ha lasciata seppur al corrente della gravidanza.
Nausea, senso di disorientamento, la certezza di riconoscersi ancora, pur sapendo che qualcosa avverrà, qualcosa di importante con le sue gioie e i suoi 'danni' appunto.
Un pò come passare dal riverbero del sole sulla neve al nero della galleria, e poi di nuovo al paesaggio, ma stavolta meno brillante, ma forse più confortante e con più coscienza.
Nessuno ha avuto la mia stessa "visione"?

Gianni
utente anonimo

#7   28 Novembre 2006 - 17:01
 
@Gianni: Io sinceramente no, anche perchè la tua "visione" è abbastanza simile ad una scena di quello schifo di film della Comencini (sì, proprio quello, con la Mezzogiorno piagnona che sgrava in carrozza): un insulto all'intelligenza e alla pazienza dello spettatore.
Scusa la brutalità del commento ma l'infamia di quella visione brucia ancora!
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#8   29 Novembre 2006 - 00:03
 
Ehhehehehehe...
il Cartaceo fantasma comincia a commentare: attenzione!!!
Questa settimana il blog aprirà a tutti e poi vediamo che succede.
Copertina fatta di notte in extremis e titolo trovato in due minuti: pare molto buona... vedremo.

Ottimo racconto, ovviamente.
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#9   29 Novembre 2006 - 11:07
 
GIANNI: Be', niente da dire, torna davvero tutto, anche i piccoli particolari, le sfumature, si potrebbero ricondurre alla situazione di cui parli. Il racconto non l'ho scritto pensando a questo, ma va bene così, è esattamente l'apertura alle interpretazioni quella che rende una storia parte di più persone possibili, perché ognuno può trovarci un significato più vicino alla sua sensibilità, o alla sua formazione, o al suo modo di vedere la vita.

COUNTRY FEEDBACK: Poche volte ti ho sentito odiare così tanto un film (continuo a sostenere che esageri un tantino cmq...; )
In ogni caso la visione di Gianni è assolutamente diversa!

SARAK: Thanx!
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#10   29 Novembre 2006 - 14:39
 
Boh, è uguale a una delle scene finali!
E cmq sì è vero, raramente ho odiato un film così tanto.
Primo perchè non vale un cazzo di niente e io aborro i sopravvalutati (e se ne sono accorti anche coloro che lo avevano applaudito a Venezia spingendomi alla visione, salvo ricredersi un paio di mesi dopo con un accanimento anche peggiore del mio), secondo perchè è offensivo, irrispettoso e moralmente vergognoso.
La Comencini ha osato davvero troppo: auspicherei un suo ritiro dalle attività, così fa solo danno.
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#11   29 Novembre 2006 - 14:47
 
Non avendo visto il film in questione non posso giudicare, ma posso anche affermare che la mia interpretazione non è stata affatto condizionata da quella scena.
Magari in futuro lo vedrò e giudicherò, certo l'ho evitato allora...ma non si può mai dire.

Gianni
utente anonimo

#12   30 Novembre 2006 - 11:07
 
ho letto il racconto più volte... è davvero evocativo per me che da anni faccio avanti e indietro sui treni che tagliano il verde della campagna ciociara. Non so bene cosa ci ho visto, forse solo un uomo in crisi che ha preso la decisione sbagliata, o che non riesce a prenderne una definitiva... e perchè no anche una donna incinta, abbandonata dal suo uomo, che torna tristemente a casa. Oppure quell'alternarsi di luci, ombre, bianco e nero che c'è nella nostra testa ogni giorno quando ci barcameniamo tra mille devastanti umori e cerchiamo di imprimerci sensazioni ed immagini positive nella mente per difenderci dal 'nero' incombente... non lo so che ci ho visto, però l'ho 'sentito', davvero intenso.

willy l'orbo
utente anonimo

#13   30 Novembre 2006 - 11:10
 
P.S. fate un giro su IDENTICI perchè le ultime 4 somiglianze sono davvero da 'fulminato', lodevoli.
willy l'orbo
utente anonimo

#14   01 Dicembre 2006 - 01:46
 
WILLY L'ORBO: Grazie Willy, felice di sentire soprattutto queste parole: "non lo so che ci ho visto, però l'ho sentito..."
Il timore più grande che avevo era che il lettore alla fine esclamasse: "Embe'?"
Fortunatamente non è così!

Identici è un blog geniale!
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